La nuova finanza d’impresa: una sfida per manager e imprenditori. Intervista a Lucio Insinga per la rivista Il Centro Storico

Ott
19

La nuova finanza d’impresa: una sfida per manager e imprenditori. Intervista a Lucio Insinga per la rivista Il Centro Storico

Lo studio di Lucio Insinga “Come Finanziare l’impresa. Attori, strumenti e metodi per potenziare la crescita” pubblicato da Primiceri Editore si caratterizza per la spiccata capacità di coniugare la solida concretezza di chi è abituato a misurarsi con la solidità dei numeri (che come è noto hanno la testa dura) e l’attitudine alla “visione” che conduce a una reinterpretazione innovativa delle alte professionalità imprenditoriali e manageriali che governano i sistemi industriali e produttivi nella società complessa.

Imprenditori, manager e investitori per essere oggi in grado di intercettare i bisogni di mercati globali fluttuanti e molto spesso instabili, dovranno mettere in campo strategie di intervento e di approccio al business che nulla hanno a che vedere con i metodi tradizionali, ancora legati a quel percorso lineare di sviluppo dell’economia e della storia che aveva caratterizzato l’epoca moderna. La combustione delle certezze, generata dal salto di paradigma dall’industriale al digitale, ha modificato non solo le tecniche e i metodi della produzione. La trasformazione è stata talmente profonda, da modificare la nostra stessa postura e il nostro sguardo sull’universo che ci circonda. “E’ cambiata la scacchiera, non solo le mosse che manager e imprenditori devono compiere per muoversi nei mercati competitivi”.

Per parlare di finanza d’impesa bisognerà dunque muoversi dentro questa svolta epistemologica, che impone preparazione, consapevolezza, oltre che un’adeguata educazione finanziaria.

La conversazione con Lucio Insinga, Amministratore Delegato di Management Capital Partner, prende le mosse da questa sensibilità nuova, che rappresenta il “prerequisito essenziale” che manager, imprenditori e professionisti devono possedere per utilizzare al meglio strumenti delicati e sofisticati come quelli della finanza d’impresa.

L’intervista a Lucio Insinga

Dott. Insinga capacità di visione, voglia di mettersi in discussione, coraggio del rischio, sono quelli che potremmo definire dei prerequisiti per affrontare questa fase delicata ma anche stimolante. “Ci può essere ricchezza anche in un’epoca di agonia” per usare un celebre detto di Michel de Montaigne. Non crede che la finanza abbia bisogno di strumenti, ma anche di valori, per non avvitarsi su se stessa e ripercorrere gli errori del passato?

Il mio studio parte da questa convinzione di fondo. Proprio perché veniamo da anni difficili segnati dalla crisi bisogna mettere in campo tutte le energie intellettuali, professionali e, sottolineo morali per avviare una nuova stagione di crescita che possa vedere al centro le eccellenze di cui l’Italia dispone. Eccellenze che spesso rimangono sotto traccia, che invece dobbiamo impegnarci a far riemergere, per trovare un percorso di senso e dei punti di riferimento nel contesto variegato e sempre più contraddittorio della globalizzazione.

Lo sguardo della sua ricerca si rivolge a un ambito molto specifico che è quello della finanza d’impresa. Si tratta di un asset cruciale per gli equilibri del business, di cui spesso non si ha una piena padronanza. Qual è lo stato dell’arte?

Innanzi tutto occorre precisare che il problema della cultura finanziaria, non riguarda soltanto gli imprenditori e taluni manager ma anche la grande platea dei professionisti. Ho sempre considerato la finanza d’impresa come un must imprescindibile, come dimostra una ricerca che ho promosso nel 2007, in collaborazione con Manageritalia, l’Albo dei Dottori Commercialisti e altri Enti e Università che aveva allora già messo in evidenza il livello inadeguato di conoscenza degli strumenti della finanza d’impresa da parte delle nostre aziende e la scarsa attitudine ad assumere dirigenti in questo delicato settore. Sono passati dodici anni, purtroppo non ho visto nessuna evoluzione. Intanto i mercati si trasformano, non aspettando certo la nostra lentezza.

Le potenzialità del mercato del capitale non bancario Nella doppia veste di Amministratore Delegato di una società di advisoring e di Dottore Commercialista, Lei si confronta quotidianamente con realtà imprenditoriali e professionali che devono affrontare ristrutturazioni del debito bancario e che sono spesso anche alla ricerca di partner finanziari ed industriali. Che risposte oggi siamo in grado di dare ad esigenze vitali per il destino dell’impresa?

Ho registrato ancora una certa resistenza da parte di taluni colleghi ad occuparsi di finanza d’impresa Le motivazioni sono essenzialmente tre: – mancanza di volontà a voler presidiare segmenti di mercato che sono diversi dal “tradizionale” governo della contabilità e degli adempimenti fiscali, – la limitata conoscenza di talune operazioni (ad esempio i mezzanini finance, i prestiti partecipativi, le tecniche di equity e debt crowdfunding, ecc.), una generale scarsa attitudine nelle attività di networking. Tutto questo è molto grave perché fa perdere a loro e alle aziende loro clienti la possibilità di sfruttare appieno le potenzialità che, ad esempio, il mercato del capitale non bancario offre oggi.

Migliorare la conoscenza di tecniche e strumenti finanziari è dunque la parola d’ordine. Da dove bisogna cominciare?

La decisione di pubblicare questo manuale vuole, in particolare, rispondere all’esigenza di andare oltre la comunicazione “immediata”, tipica dei social, che impongono modalità espressive sintetiche e non danno spazio a nessuna argomentazione. Serviva un esame ragionato delle fonti che vanno dai Quaderni di finanza pubblicati dalla Banca d’Italia, ai Regolamenti emanati dalla Consob, alle riviste di diritto bancario, ai testi specialistici. Per dare un’idea del perimetro di indagine basta ricordare che il manuale cataloga la totalità delle figure di finanziatori (bancari e non), tutte le tipologie di operazioni possibili e tutti gli scenari nei quali si può trovare un’impresa sia che decida di aprire il proprio capitale a terzi, sia che voglia effettuare un’operazione di debito puro. I dati sull’andamento delle operazioni condotte dai fondi di private equity, riscontrabili anche in un’interessante survey condotta da IBAN e Liuc Business School, spiegano le potenzialità e il ruolo di supporto che possono offrire i business angel ancora poco conosciuti.

Una parte che può certamente stuzzicare il lettore è quello del dizionario. Può spiegarci di che si tratta?

Volevo che gran parte dei termini di uso corrente nel mondo della finanza o che sovente ascoltiamo in radio a alla TV, trovassero nel libro il loro corretto significato. Il dizionario economico-finanziario che ho strutturato conta un corpus di circa 520 termini, uno spaccato interessante e molto istruttivo.

Come governare la trasformazione delle figure professionali

I cambiamenti tratteggiati nel suo lavoro, imporranno una profonda trasformazione delle professioni finanziarie non solo dell’impresa. Questo “salto di paradigma” deve preoccuparci?

Non credo se lavoriamo seriamente sulla formazione. Le semplificazioni fiscali chieste a gran voce, l’introduzione della flat tax e i continui sviluppi in materia di intelligenza artificiale, sono destinati a modificare i comportamenti delle imprese e degli stessi professionisti e manager che si occupano di materia gestionale contabile. Siamo di fronte a una rivoluzione epocale anche per quel che concerne le tematiche della finanza d’impresa. I cambiamenti normativi, finalizzati a prevenire la crisi d’impresa e a governare l’indebitamento prevedono l’istituzione di figure professionali che si caratterizzeranno per un portafoglio di competenze, ancora tutto da definire.

L’innovazione disorienta per definizione e crea resistenze nelle organizzazioni a tutti i livelli della catena del valore. Se le classi dirigenti riflettessero sull’efficacia e la potenza degli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione l’atteggiamento potrebbe mutare. Qual è il suo parere in merito?

La chiave è quella di soppesare il salto in avanti che in termini di trasparenza dei processi e di qualità della performance si potrà ottenere con una corretta governance dell’innovazione applicata al mondo finance. I vantaggi sono tanti, percepibili e socialmente diffusi. Per gli imprenditori che hanno una maggiore consapevolezza sull’importanza degli impegni che assumono e soprattutto possono prendono coscienza del fatto che per fare certe operazioni, oggi è possibile sfruttare le potenzialità della rete, coinvolgere attori diversi dal sistema bancario, attuando modalità fino a pochi anni fa inimmaginabili, penso per esempio allo strumento del crowdfunding.

Anche per i manager si apre una pagina nuova, tutta da scrivere…

Si apre un orizzonte stimolante, perché grazie alla strumentazione di cui finalmente possiamo disporre è possibile tracciare rotte realmente percorribili per la crescita. Gli stessi professionisti che collaborano con i manager trarranno beneficio da questo cambiamento d’epoca perché potranno ampliare la gamma dei servizi, rafforzando le linee di business. Per tutti gli attori deve valere una riflessione di fondo: bisogna avere voglia di rimettersi in gioco, con quell’umiltà socratica che deve renderci consapevoli della “nostra ignoranza”, per trovare la forza di migliorarsi e di continuare la ricerca e la formazione, che devono accompagnarci per tutta la vita. Non esistono più soluzioni valide per tutti, dobbiamo dare il nostro contributo per creare boutique di servizi su misura, in cui il capitale intellettuale, la creatività, e il coraggio della sfida devono fare la differenza.